I l Poverello più famoso del mondo sosterà a Reggio Emilia dal 25 al 27 settembre, reso presente da momenti di spiritualità, lezioni magistrali, spettacoli e mostre, tutto per ricordare gli otto secoli di vita della Regola francescana. Fu infatti nell’anno 1209 che una dozzina di frati si presentarono a Papa Innocenzo III per domandargli di riconoscere ed approvare il loro progetto di vita fondato su povertà, servizio e condizione di minorità secondo gli ideali evangelici. È questa la motivazione del primo Festival Francescano, proposto a livello nazionale dalla Provincia dei Frati minori Cappuccini dell’Emilia-Romagna. Quasi tutti i momenti del Festival si svolgeranno all’aperto, avendo come fulcro piazza Martiri del 7 Luglio, nel centro storico di Reggio Emilia. È un modo di recuperare lo spirito di Francesco, che amava sì pregare, ma pure ballare e cantare nelle piazze. E una delle forme espressive privilegiate per parlare del Poverello, scelta per la sua capacità di fare sintesi tra arte, parola, immagine, è il linguaggio cinematografico. Dal pomeriggio di venerdì 25 settembre fino a domenica 27, si terranno le lezioni magistrali, con numerosi protagonisti del mondo intellettuale e culturale italiano, tra cui Franco Cardini, Stefano Zamagni, Chiara Frugoni, Gabriella Caramore, Fulvio De Giorgi. La sera sarà il momento degli spettacoli. Tra questi, spicca Francesco. Canto di una creatura (sabato 26 settembre, ore 21), nel quale Lucio Dalla mette in musica la storia umana e mistica del Santo di Assisi raccontata dalla poetessa Alda Merini. Non mancherà il teatro, con le pièce
Francesco di terra e di vento rappresentato dalla compagnia 'Teatro Minimo' e Fratello Francesco.
Può il tutto costare nulla? , a cura della compagnia amatoriale 'I granelli di sabbia'. L’arte sacra, dal XVI al XX secolo, sarà ospitata all’interno del museo dei Cappuccini di Reggio Emilia, con una selezione dei dipinti a tema francescano provenienti dai conventi della regione. In particolare, verrà esposto un quadro del Guercino del 1632, raffigurante San Francesco con le stigmate. Appuntamenti e orari sul sito www.festivalfrancescano.it.
Edoardo Tincani
(da Avvenire del 23 settembre 2009)
scomodo, senza alcuna concessione agli aspetti miracolistici, dalle prime esperienze di gioventù al ritiro alla Verna e alla morte, il 4 ottobre 1226. Nella pellicola del 1989 il soggetto è di Liliana Cavani, che ne cura anche la sceneggiatura insieme a Roberta Mazzoni. Girato in inglese, il film ha per protagonista Mickey Rourke e prova a dare una lettura più mistica di quell’uomo speciale che compie il gesto rivoluzionario di abbracciare il lebbroso e riceve le stimmate da Nostro Signore.
Liliana Cavani, dopo due film su Francesco la domanda è d’obbligo. Ne girerebbe un terzo?
«Quando la Rai mi propose il primo
Francesco, subito non pensavo di farlo. Poi lessi una biografia del Santo scritta dal Sabatier, peraltro all’indice, e le Fonti Francescane e ne venni conquistata. Mi misi nei panni di una cronista dell’epoca.
Andando alla Porziuncola, ho visto che ogni anno escono di continuo nuove 'vite' di Francesco, per cui anche di film se ne potrebbero girare un terzo, un quarto, all’infinito. È un bisogno dell’autore, quello di cimentarsi con lui, che è stato artefice di un’autentica rivoluzione culturale».
Dov’è l’attualità di san Francesco?
«Nella risposta personale alla ricerca di Dio, un tema fondamentale. Per questo la vicenda di Francesco è sempre attuale: è l’innamoramento di Dio. Anche se non è dato sapere da chi cominci, se dal partner o dall’Altissimo, il bello è la spontaneità, la grazia come aspirazione naturale degli uomini, un dono di cui c’è chi approfitta e chi no… È nella libertà di Francesco, credo, che molta gente trova l’essenza della fede, che non è una medicina o un diploma da prendere, ma una vocazione che si riceve».
Si potrebbe anche dire quant’è moderna la semplicità…
«La modernità sta in quello slancio di fede che supera i manuali, i testi di meditazione. È la 'leggerezza' che permette a Francesco di scrivere il Cantico delle creature come ha saputo farlo lui, da poeta libero, senza zavorre da 'culturame'. Penso che questo modo di scoprire Dio sia un tratto intramontabile, è come Einstein che capisce che la luce è energia».
Pur rimanendo laico, il suo modo di accostarsi al personaggio si fa più attento alla sfera religiosa nel secondo film. Il primo era un Francesco più dissidente dalla Chiesa, diciamo 'presessantottino'?
«Nel mio primo film non ho approfondito la qualità spirituale che c’era dietro il personaggio, cosa che ho ripreso nel secondo. Ma Francesco, nei confronti della Chiesa, è molto rispettoso: non è un eretico, non pensa per un attimo di fare la guerra al Papa. Suo malgrado, accetta di avere dei discepoli, ma la sua regola – dice – è il Vangelo. Non vuole essere capo di un movimento, né sostituirsi alle autorità ecclesiastiche».
Fu lei a proporre di girare un secondo film. Perché?
«Il desiderio di tornare sull’argomento mi era rimasto dentro. Girando il secondo film, per esempio, ho realizzato come Francesco sia il santo più amato anche da altre religioni, tant’è vero che quella produzione è stata proiettata a Teheran per un anno intero. Credo che ciò avvenga perché l’incontro con Dio di questo santo assomiglia a quello trasmesso da molte religioni: un impatto ineffabile e non 'ingombrante' con il Divino, insieme ad un’accoglienza dell’uomo e della natura sia nella loro bellezza che nella loro problematicità».
(da Avvenire del 23 settembre 2009)
FRANCESCO A TESTA IN GIU' di Marco Baliani e Felice Cappa
Compagnia I Saggi e i Folli
FRANCESCO D'ASSISI, DI DIO LO JULLARE di Massimiliano Paganini
Filodrammatica Entrata di Sicurezza
FRANCESCO di Daniele Bacci e Orio Odori
Compagnia Venti Lucenti
I FIORETTI DI SAN FRANCESCO D'ASSISI
con Arnoldo Foà e Giorgio Fabbri
di Arnaldo Casali
C'è modo e modo di fare polemica.
Si può polemizzare con onestà e trasparenza, per difendere un principio di interesse comune, e si può polemizzare in modo strumentale, per difendere un interesse personale o di gruppo.
Riesce però difficile accettare che, per difendere gli interessi degli amici, si possa arrivare a polemizzare in modo pretestuoso e ridicolo contro il cagnolino che raccoglie le briciole lasciate dai banchettanti.
Eppure è esattamente quello che fa Anatman commentando il post "Terni non è più jazz" di Alessandro Chiometti sul blog dell'associazione Civilta Laica.
Il post di Chiometti - presidente dell'associazione - polemizza sulla possibile dipartita di "Terni in jazz", rassegna musicale nata dieci anni fa per iniziativa di un gruppo di amici jazzofili e diventata la principale manifestazione culturale ternana nel 2001, dopo che il sindaco Paolo Raffaelli aveva deciso di dirottare su quel festival tutte le risorse precedentemente riservate a "Umbria jazz", rompendo così con il gigantesco festival regionale (che in provincia di Terni è invece rimasto, con grande successo, a Orvieto e Narni) per puntare tutto sulla kermesse autarchica.
Il risultato è stato un festival di altissima qualità sul profilo musicale, ma di bassissimo impatto per quello che riguarda il pubblico, e questo nonostante gli ingentissimi investimenti da parte dell'Ente pubblico e la massiccia campagna promozionale che ha tentato di fare, di fatto, di Terni in jazz il principale evento culturale della città.
Non un fallimento, badate bene. Il jazz è già di per sé un genere musicale d'élite. Umbria Jazz è diventata un evento nazional-popolare e di richiamo mondiale solo abdicando alla sua vocazione e chiamando a suonare, oltre ai più celebri jazzisti del mondo, anche artisti di grande richiamo ma che con il jazz non hanno nulla a che fare.
Legittima, e anzi, assolutamente apprezzabile quindi la scelta dei fratelli Luciano e Antonio Vanni, organizzatori di Terni in jazz, di puntare su nomi totalmente sconosciuti al grande pubblico (ma spesso anche agli stessi appassionati di jazz) ma di alta qualità artistica.
Terni in jazz è diventato, di fatto, un festival di jazz contemporaneo, che ha scovato e portato a Terni i nuovi talenti di questo genere. Inevitabile, però, proprio per questo, che a vederlo venissero quattro gatti.
Quattro gatti entusiasti, ma pur sempre quattro gatti.
In discussione non c'è, dunque, la qualità dell'evento ma piuttosto la politica perseguita dal Comune.
Rompere con un colosso come Umbria jazz, coprire di soldi e di sponsor una manifestazione dal basso impatto popolare e turistico, assegnare centinaia di migliaia di euro ad una singola associazione mentre altre realtà culturali sono costrette ad accontentarsi delle briciole: queste azioni del Comune sono alla base delle polemiche che hanno seguito "Terni in jazz" in questi dieci anni e che hanno costretto il nuovo Sindaco di Terni a mettere in discussione la scelta, tutta personale e scarsamente condivisa anche dalla sua stessa amministrazione, del sindaco uscente.
La domanda non è dunque se "Terni in jazz" sia o meno un festival di qualità. La domanda è se è giusto che il Comune investa così tante risorse (si parla di oltre 300mila euro l'anno) su una manifestazione che, di fatto, la città non vive e non sente come sua.
La domanda è perché tante altre manifestazioni - musicali e non - organizzate da altre associazioni, che raccolgono molto più pubblico con la stessa qualità, vengano invece ignorate dal Comune.
A questa domanda Alessandro Chiometti non risponde. Ed è comprensibile, e forse anche legittimo: a lui sta a cuore difendere "gli amici" Luciano e Antonio Vanni e una manifestazione che rappresenta un "fiore all'occhiello" della città e che rischia di scomparire, non intavolare un dibattito sulle politiche culturali del Comune, sul pluralismo o sulla meritocrazia.
Quello che lascia invece totalmente sconcertati è l'attacco che Anatman, nel suo commento, fa nei confronti del Filmfestival popoli e religioni: un evento che ha dimostrato, al contrario, di riuscire a raccogliere un grandissimo numero di pubblico pur avendo a disposizione pochissimi fondi.
Questo è il commento integrale di Anatman:
"Sarà interessante vedere se la politica dei "tagli" riguarderà anche il Film Festival Popoli e Religioni, che nonostante l'enorme rilevanza su manifesti giganti e stampa locale, spesso riesce a proiettare film per MENO DI 10 SPETTATORI, come accaduto più volte l'anno scorso, cosa di cui sono testimone oculare".
Dicevo che ci sono molti modi di fare polemica. Io, di solito, preferisco il primo: difendere principi di interesse comune.
Quando, con un gruppo di amici, ci siamo inventati un festival a zero budget - STRAVALENTINO - per protestare contro le politiche culturali del Comune e in particolare contro la gestione per nulla pluralista, meritocratica e trasparente degli Eventi valentiniani, abbiamo subito precisato che noi volevamo parlare a nome di tutte le realtà culturali della città, e che - di conseguenza - il problema degli eventi valentiniani non si sarebbe certo risolto finanziando il nostro festival, ma solo cambiando il metodo dell'assegnazione dei fondi. Sarà anche una deformazione professionale: io faccio di lavoro faccio il giornalista, non l'organizzatore culturale, quindi non ho "rivali" e tendo ad interessarmi e ad avere a cuore tutte le cose importanti che vengono fatte, non solo quelle che organizzo io o i miei amici.
In questo caso, però, devo anche ammettere di essere di parte: anche se non me ne viene in tasca nulla, infatti, sono il direttore organizzativo del Filmfestival popoli e religioni.
Dunque posso dire: 1) che la politica dei tagli ha già colpito il filmfestival popoli e religioni: la convenzione con l'Istess, che lo organizza, ha infatti subito - come tutte le altre - un decurtamento, da parte del Comune, del 20% dei finanziamenti.
2) Che fino ad oggi il Filmfestival popoli e religioni ha goduto di un finanziamento, da parte del Comune, di appena 25mila euro l'anno. Mi permetto di dire "appena" perché il finanziamento della maggior parte degli eventi culturali da parte del Comune supera i 40mila euro, e questo a prescindere dal pubblico coinvolto, la gratuità o meno dell'ingresso e il valore culturale ed educativo della manifestazione. Anche se non mancano molti "figli di un Dio minore" che prendono ancora meno di noi, o non prendono nulla.
3) Le ultime due edizioni del filmfestival popoli e religioni (che offre, ad ingresso gratuito, proiezioni di film, conferenze, dibattiti, concerti e spettacoli teatrali) hanno visto una media quotidiana di 800 spettatori.
4) La risonanza avuta nei mezzi di comunicazione locali, notevole nelle ultime tre edizioni, è stata dovuta solo ed esclusivamente all'interesse suscitato dagli eventi proposti nei giornalisti. Senza marchette.
A causa degli scarsi fondi a disposizione, infatti, l'organizzazione del festival ha scelto, lo scorso anno, di non fare nessun tipo di pubblicità sui giornali, nelle radio o in televisione.
Vale la pena di sottolineare, a questo proposito, che di solito - anche a livello nazionale - la rassegna stampa di una manifestazione è direttamente proporzionale all'investimento pubblicitario effettuato, dalla stessa manifestazione, sui mezzi di comunicazione.
5) Non so a quali proiezioni si riferisca Anatman; non ricordo proiezioni con meno di 10 spettatori, se non qualche "notturna" o magari la presentazione di un film "particolarmente d'essai", ma certo non lo posso escludere. D'altra parte sarebbe una cosa del tutto normale, anzi, direi che sarebbe un risultato positivo in un festival che propone anche dieci proiezioni in uno stesso giorno. Il problema sarebbe raccogliere dieci spettatori in una giornata intera!
D'altra parte la critica di Anatman è talmente pretestuosa che forse non avrebbe nemmeno meritato una risposta: è evidente, infatti, che dal suo punto di vista non è in gioco né la qualità di un evento, né il pluralismo delle politiche culturali, ma solo ed esclusivamente la parola "Religioni" contenuta nel nome del nostro festival (la cui natura laica, peraltro, è universalmente riconosciuta) e - ancora di più - il fatto che a promuoverlo sia la Diocesi di Terni.
Tutto ciò che viene dalla Chiesa è cattivo, e tutto il male, in un modo o nell'altro, arriva dalla Chiesa. Questo l'assunto che emerge dal 90% dei post presenti sul blog di Civiltà Laica (a cui mi lega peraltro, n personale rapporto di stima e amicizia con i fondatori) quindi la cosa non meraviglia. Né, a "riscattare" il nostro festival, è servita, evidentemente, la presenza nell'ultima edizione di un personaggio - Andrea Armati - molto vicino alla stessa Civiltà Laica.
Più che a rispondere ad una polemica, quindi, questo articolo vuole servire a chiarire la natura del finanziamento pubblico del nostro festival e a tranquillizzare Anatman e quelli che - come lui - pensano che la Chiesa sia sempre pronta a fregarsi i soldi pubblici per organizzare costostissimi eventi con l'obiettivo di indottrinare il popolo bue con i suoi dogmatismi e oscurantismi.
Stia tranquillo, dunque, Anatman, che il Filmfestival popoli e religioni i fondi di Terni in jazz non se li è mai nemmeno sognati. Né ha intenzione di iniziarli a sognarseli ora, tanto più che lo farebbe a spese di troppe altre realtà che - a prescindere dalle convinzioni politiche o religiose di chi le organizza - contribuiscono a far crescere la cultura in questa città e hanno diritto come noi e come i fratelli Vanni di avere spazio, visibilità e sostegno.
Continuiamo a sognare una politica in cui i rappresentanti eletti dai cittadini si preoccupano di operare per il bene della comunità seguendo le indicazioni espresse dai cittadini, ma poi ci svegliamo e ci ritroviamo in mezzo ad un branco di lupi affamati che si spartisce – a suon di morsi, di ringhi e di ululati – i brandelli di carne degli agnelli. E gli agnelli siamo noi.
Rinnovamento e partecipazione sono state due parole chiave dell’ultima campagna elettorale. La città di Terni ha dato fiducia a Leopoldo Di Girolamo e al centro sinistra e l’associazione “Adesso”, che opera da dieci anni nel campo della cultura, del volontariato e della comunicazione, chiede a chi ha vinto le elezioni di non tradire questa fiducia, scegliendo gli amministratori in base alle competenze e alle indicazioni del voto popolare, e non soltanto a seguito di una mera spartizione di poltrone tra i partiti.
Crediamo che il sindaco Di Girolamo e tanti dei consiglieri di Comune e Circoscrizione eletti abbiano la forza, la preparazione e il rigore morale per portare avanti seriamente un discorso di rinnovamento delle istituzioni, di ricambio generazionale e di partecipazione dei cittadini alla vita politica e amministrativa della città.
Primo e fondamentale banco di prova della nuova amministrazione, che ci farà capire se l’azione concreta dei politici che abbiamo eletto è coerente con le dichiarazioni programmatiche espresse in campagna elettorale, sarà la nomina della Giunta comunale e l’elezione dei presidenti di Circoscrizione.
Dobbiamo constatare con amarezza che fino ad oggi i grandi assenti dal dibattito pubblico siano stati proprio le competenze e la preparazione dei nuovi assessori, così come la volontà popolare espressa attraverso le elezioni dei consigli di circoscrizione.
Tutti sembrano dare per scontato che sia perfettamente normale e legittimo che gli assessori della nuova giunta – la giunta del “rinnovamento e della partecipazione” – vengano nominati rispettando una serie di equilibri di poltrone tra i partiti della maggioranza, E che questi equilibri debbano poi ripercuotersi nell’elezione dei presidenti di circoscrizione. Questo è un segnale di quanto i politici continuino ad essere lontani dai cittadini e di quanto poco interessi loro riavvicinarsi a quei cittadini la cui scarsa affluenza alle urne ha confermato una generale sfiducia nei confronti dell’attuale gestione della politica.
Pensiamo che la politica debba tornare ad essere un servizio alla cittadinanza, e non un modo per “svoltare” la propria carriera accaparrandosi una poltrona (da cui a fatica ci si rialza) o agguantando strapuntini di potere.
Crediamo che sia ora di finirla con incarichi pubblici che premiano una militanza politica: un servizio al partito deve essere premiato con un incarico nel partito, e non con un incarico pubblico a spese dei cittadini.
Il sindaco ha il diritto e il dovere di nominare assessori in base alle competenze acquisite negli ambiti che andranno a gestire, e non in base a spartizioni tra i partiti.
Gli equilibri politici all’interno della giunta possono essere rispettati scegliendo gli assessori (anche, ma non solo) tra i consiglieri comunali o esponenti dei partiti della maggioranza, ma devono essere prioritariamente selezionati in base alle competenze e scelti dal sindaco in totale autonomia, e non indicati dai partiti in base a “meriti politici”, come purtroppo è troppo spesso avvenuto fino ad oggi.
Quel che è ancora meno accettabile è poi che le composizioni della giunta provinciale e della giunta comunale si condizionino reciprocamente e condizionino – a loro volta – l’elezione dei presidenti delle circoscrizioni.
E’ scandaloso che i presidenti delle circoscrizioni vengano decisi nelle segreterie dei partiti, anziché nei consigli di circoscrizione. Perché sono i consiglieri che noi cittadini abbiamo eletto, non i segretari dei partiti.
Particolarmente emblematico è il caso della seconda circoscrizione. Storicamente di destra (nel quinquennio 2004-2009 il Pd è riuscito a conquistare l’Interamna solo perché ha candidato un ex esponente di Forza Italia, che alla fine del suo mandato è tornata con il centrodestra) e che ha attualmente una maggioranza guidata dal Pd, sarà governata quasi certamente da un’esponente di Rifondazione Comunista per “riequilibrare” la mancanza di assessori comunisti nella giunta Provinciale.
Ora noi ci domandiamo in quale democrazia governa la minoranza? In quale democrazia un consigliere non vota secondo la propria coscienza ma secondo delle direttive che arrivano dall’esterno, rispettando non il mandato ricevuto dai propri elettori ma solo ed esclusivamente la disciplina di partito?
Crediamo che questa non sia una democrazia, ma un’oligarchia. Noi, che non apparteniamo a nessun gruppo di potere, a nessuna lobby e a nessun partito, ma siamo semplici cittadini che cercano nel proprio piccolo di lavorare per il bene della città, facciamo appello al sindaco Di Girolamo e ai consiglieri delle circoscrizioni perché dimostrino di credere davvero che la democrazia non è solo una bella parola con cui riempirsi la bocca e i nomi dei partiti, ma un’azione politica concreta.
di Mattia Bernardo Bagnoli (ANSA)
LONDRA - La sacra sindone di Torino sarebbe l'autoritratto di Leonardo da Vinci, realizzato dall'eclettico genio toscano grazie a una tecnica d'impressione fotografica ante-litteram. E' la teoria avanzata da Lillian Schwartz, consulente della School of Visual Arts di New York. Ovvero la studiosa che negli anni Ottanta dimostrò, grazie all'uso del computer, analogie tra il viso di Leonardo e quello della Monna Lisa. La Schwartz - i suoi studi verranno illustrati questa sera in un documentario trasmesso dall'emittente britannica Channel 5 - ha usato lo stesso programma per sovrapporre l'immagine di Leonardo con quella della sacra sindone.
Ottenendo risultati a suo dire sorprendenti. "Combaciano", ha spiegato Lillian Schwartz al Daily Mail. "Per me - ha proseguito - non c'é dubbio che le proporzioni sulle quali Leonardo ha scritto sono state usate per creare il volto della sindone". L'origine dell'impressione in 'negativo' non sarebbe dunque da imputare a un miracolo divino ma ad un miracolo tecnologico di Leonardo. Che per dipingere la sindone avrebbe costruito il primo esempio di camera oscura della storia. Da Vinci, stando alla Schwartz, avrebbe appeso il lenzuolo di lino cosparso di un'emulsione fotosensibile - chiara d'uovo mista a gelatina - in una stanza buia e sigillata. In faccia al lenzuolo, nella parete, Leonardo avrebbe praticato un foro in cui avrebbe sistemato una lente di cristallo: su di una colonnina, davanti alla lente, da Vinci avrebbe piazzato un busto raffigurante il suo volto. Dopo giorni di esposizione l'immagine della statua si sarebbe quindi impressa, capovolta, sul lenzuolo appeso all'interno della camera oscura. "Pazzesco", ha commentato Lynn Picknett, studiosa della sacra sindone.
"Chi ha forgiato il falso doveva essere un eretico, avere conoscenze di anatomia e possedere una tecnica capace di spiazzare chiunque sino al XX secolo". Il documentario, a questo proposito, sottolinea come Leonardo fosse affascinato dagli strumenti ottici e che i suoi appunti contengono uno schizzo di camera oscura. Ma John Jackson, direttore del centro studi sulla sacra sindone del Colorado, ha liquidato l'ipotesi della Schwartz perché "basata su misere conoscenze storiche e scientifiche". Il più antico riferimento alla sindone, un medaglione commemorativo, risale infatti alla metà del XIV secolo ed è conservato al museo parigino di Cluny. "Mostra - ha detto Jackson - chiaramente i chierici mentre tengono in mano la sindone e precede la nascita di Leonardo di circa 100 anni".
Stavamo prendendo un tè giapponese,io mangiavo un dolce di noci a metà pomeriggio,nel caffè dentro a quella bella libreria dove andiamo a leggere ogni tanto.My wife guardava le news sul portatile connesso wireless e mi ha detto di getto “è morto michael jackson”.Fermo immagine,il tempo per un attimo si blocca perché succede così quando arrivano notizie del genere.Brividi.E’ morto Michael Jackson,la notizia più assurda del mondo e la più normale allo stesso tempo.”Era scritto” viene da pensare,nessuno lui per primo poteva immaginare Michael Jackson da vecchio,però fa effetto lo stesso.Dispiace,il mio primo pensiero è stato “mi dispiace” e il secondo è stato “mi dispiace davvero”.Il terzo è stato “che musica pazzesca che ha fatto”.Proprio perché era scritto dispiace di più perché una storia con un finale così prevedibile lascia un dispiacere amaro,ancora più amaro proprio perché ha dentro qualcosa di banale,e non si vorrebbe mai attribuire a una disgrazia elementi di banalità.E’ un dispiacere vuoto,un dispiacere silenzioso perché quando muore un musicista di così grande talento il silenzio che segue la notizia è fortissimo.La morte di un danzatore fa sembrare che il mondo si fermi.Se morisse Shiva,finirebbe l’universo.
Siamo usciti dalla libreria e la gente intorno a noi che affolla Soho a quell’ora parlava e si sentiva pronunciare “michalejackson” in mezzo alle frasi con varie cadenze da voci di ogni tipo e di ogni età.Il personaggio globale per eccellenza.La notizia girava a una velocità pazzesca,questo nome famosissimo,uno dei più famosi del mondo.Per un certo periodo sicuramente il più famoso,il più celebrato,quello che bastava guradarlo muoversi per provare un senso di libertà.
A Washington square dopo meno di un’ora c’erano già i ragzzi con i radioloni che siuonavano la sua musica intorno alla fontana.
Sono i nuovi pischelli di New York che sono pazzi degli anni ottanta,ricomprano le scarpe come quelle di quegli anni e sembra di essere tornati ai tempi di Keith Haring,del primo hip hop,di Basquiat,di Michael Jackson.Perchè niente muore si sa.
E’ morto Michael Jackson,ma pensa te…continuavamo a ripeterci senza dire altro guradando nel vuoto davanti a noi.Una presenza importante nella vita mia e di molti della mia generazione.Un talento impressionante.Per me,l’ho sempre detto,Thriller è il capolavoro dei capolavori,il long playing perfettissimo,la punta massima del pop del dopoguerra,per me più dei beatles e dei rolling stones,per me ,è chiaro,perché è la mia vita,la mia giovinezza,l’immaginario con il quale sono venuto su.Sono i gloriosi fantasmagorici anni ottanta senza utopie collettive ma con un tipo di individualismo sano,un tipo di individualismo che danza,non so se mi spiego.
Gli anni ottanta partono proprio con “WANNA BE STARTING SOMETHING” il cui testo dice “se vuoi cominciare qualcosa non devi fare altro che cominciare qualcosa…” perfetto,era quello che volevo sentirmi dire a quattordici anni,dopo un decennio in cui i nostri freatelli maggiori avevano fatto assemblee e dibattiti noi avevamo qualcuno che diceva danzando “se vuoi far partire qualcosa vai e falla partire” ed era convincente,era lui stesso una creazione,un work in progress umano,un prototipo.
“Wanna be starting something” io la posso sentire un miliardo di volte,mi fa impazzire .Quell’attacco,ta ta ta,quel tiro sempre uguale incessante,mi sembra sempre un miracolo,una cosa di una forza assoluta,per me uno dei pezzi più belli di ogni tempo per produzione e interpretazione (la canzone non c’è,la fai cantare a un’altro e non è nulla).
Michael Jackson è morto e suona strano vero?perchè la parola morto associata a un corpo così leggero,a una voce così perfetta non ci sta.Non muore uan cosa fatta di aria,fatta di puro movimento,un corpo che pareva non essere nemmeno nato,ma costruito a tavolino,un progetto.
Nessuno ha mai saputo cosa pensasse Michael Jackson e a me non è mai nemmeno interessato ma il fenomeno invece sì,mi è interessato e sono stato un fan e quando ha smesso di produrre cose del livello a cui ci aveva abituato con i suoi tre masterpieces (off the wall, la vetta di thriller e bad che era un po’ al di sotto ma sempre di altissimo livello) è subentrato un senso di tristezza e di vuoto che la sua morte arriva a confermare e non ad infrangere.
E’ stato uno dei più grandi talenti del nostro tempo,unico e solo nel panorama mondiale,fuori da ogni possibile catalogazione.
Pace all’anima sua.
June 26, 2009
stamattina l’america si è svegliata inondata dalle immagini di Michael Jackson.Le sue canzoni sono ovunque,spezzoni dei suoi video a ripetizione infinita in tutte le tv come la più globale e la più pop delle opere di Andy Warhol.Era energia pura,e l’energia si trasforma ma non muore.Ero un grande fan di Jackson.E’ la più grande star della mia adolescenza e da dj ho suonato i suoi pezzi più di qualsiasi altra cosa,con Jackson si riempivano subito le piste e la gnete impazziva.Off the wall e thrillers sono due capolavori senza uguali nella storia della musica pop e dance.Un artsita dal talento immenso,un grande innovatore,Le sue canzoni e la sua icona sono tra le cose più importanti della storia dell’arte e del costume del 900.La sua morte mi addolora perchè è un pezzo della mia vita,del mio immaginario e sapere che quest’uomno che ha regalato così tanta gioia al mondo fosse un ragazzo triste pieno di porblemi fa male.
June 27, 2009
Valentino ha vinto il suo centesimo gran premio.A me Vale fa un po’ l’effetto che mi fa Michael Jackson dei suoi video storici,mi fa danzare,mi potenzia l’anima,mi alleggerisce il cuore.Quando la domenica mi metto lì davanti alla TV o le volte che sono andato a vederlo girare dal vivo mi arriva un tipo di vibrazione musicale,poetica.Io come tanti sono cresciuto con il mito della moto,a partire dai motorini truccati fino alle grandi moto potentissime che ho posseduto senza mai essere stato un manico,perché ho puara di famri male.Lavorai come cameriere un’estate per comprarmi un motorino usato e l’estate dopo a 14 anni sverniciavo i mobili da un restauratore perché volevo la marmitta a espansione,le manopole gialle da motocross e altri accessori.Il vero fissato in casa mia è mio fratello Bernardo che lui invece è un vero manico che impenna qualsiasi tipo di mezzo a due ruote e in moto ha girato il mondo e la passione ci è stata trasemessa da uno zio che quando eravamo piccolissimi aveva una guzzi 750 sport e per noi era un eroe,lo zio Bruno.Comunqe Valentino è una storia che mi appassiona e oggi ha vinto il suo centesimo gran premio e mi inchino al suo genio indiscusso.Quando ha vinto il suo ottavo campionato del mondo abbiamo trovato un cane,un bastardino simpatico che acchiappa qualsiasi tipo di palla gli venga lanciata facendo derapate incredibili,e in onore di Vale e della sua vittoria lo abbiamo chiamato OTTO.Stiamo facendo posto per un nuovo amico…casomai.
Forse Michael Jackson è l’ultima grande icona pop della storia di questo “genere”.L’ultima nel senso che dopo di lui non ce ne saranno più con quelle caratteristiche.Marylin,Elvis,Bob Marley per intenderci sul genere di “pop icon” che intendo.Michael è l’ultimo degli eroi analogici.Anche se la sua vita si è prolungata dentro all’epoca digitale la sua arte è stata tutta prodotta nel tempo di pirma e risponde a certe caratteristiche.Oggi la comunicazione è frammentata e lo sono anche i modelli di riferimento,che sono pezzi di pezzi di pezzi di qualcosa ma in sé non raccolgono un senso.Siamo nel tempo della perdita di senso,e questo ha delle conseguenze.Non sto dicendo che questo sia un male,non è questo il punto.Il punto è che di Michael Jackson esistono,se pur tante,un numero limitato di performances documentate e sempre attraverso il punto di vista del “produttore” mentre di una megastar di oggi (se ce ne sono) esistono infinite versioni tante quanti sono i punti di vista.Insomma non voglio mettermi in una disquisizione filosofica che già comincio a balbettare ma ho elementi per potere affermare che con al morte fisica di Jacko (perché la musica resta viva anzi se possibile si rafforza della sua assenza fisica) è finita anche l’epoca delle star di quel tipo tra le quali lui negli ultmi 30 anni è stata la più grande.La musica sta cambiando parecchio,me ne accorgo di passando del tempo in questa città che è il centro mondiale della musica ma non c’è bisogna di venire qui per accorgersi che il futuro è un’altra storia,sicuramente migliore perché il fuuturo ha comunque ragione anche quando sembra che ha torto,ma comunque un’altra storia.
Abbiamo provato un paio d’ore di pomeriggio al NUBLU e stasera suoneremo anche un tributo a Jacko con una nostra versione in italiano di WANNA BE STARTING SOMETHING con traduzione estemporanea.Il Nublu di pomeriggio è stropicciatissimo.Un posto del genere assorbe così tanta vita notturna che di giorno non lo riesci a riconoscere,in questo tipo di ambiente ci ho vissuto per una vita e conosco quell’odore e per me è molto evocativo.Quando facevo il dj spesso andavo al locale di pomeriggio a provare i dischi perché a casa non avevo i piatti e allora fraternizzavo con quelli delle pulizie e vedevo arrivare tutto il personale che preparava tutto per la notte e si facevano due chiacchere mentre ognuno allestiva la sua serata di lavoro.
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July 1, 2009
ariae’ venuto qui per un paio di giorninil grande capo della mia casa discografica italiana,la universal.E’ un appassionato di musica e abbiamo tirato tardi con un paio di buoni bicchieri e chiacchiere sul futuro del nostro mestiere,il mio e il suo.E’ chiaro che questa citta’ ti mette addosso un’elettricta’ che fa vedere tutti i bicchieri mezzi pieni.Anche se trovare un disco fisico e’ difficile perche’ i negozi di cd chiudono a effetto domino pero’ la quantita’ di musica che si sente in giro e’ impressionante,e’ una citta’ musicale,una delle piu’ musicali del mondo e questa e’ la buona notizia e su questa buona notizia va pensato il futuro.Ci sono alle orecchie delle persone una quantita’ cosi’ grande di cuffiette bianche che tra un po’ forse i bambini nasceranno giu’ “plugged” per sentire musica 24 ore al giorno.La morte di Jackson ha fatto piu’ effetto che se fosse morto Topolino o L’uomo ragno,una cosa che fa riflettere.C’e’ una cultura della musica che entra in tutte le cose.La prima cosa che i giornali vogliono sapere da un candidato alla presidenza del paese non e’ cosa fara’ per i lavoratori ma che playlist ha nel suo iPod.Puoi uscire ogni sera e scegliere tra cento conncerti diversi,molti senza nemmeno biglietto.Tira una bella aria nonostante tutto.Ne respiro ampie boccate. |
dal sito www.soleluna.com
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